C’è una equazione che lega Generazione Y, Trend, Social e Mondo del Vino?

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La Generazione Y, altresì nota come Millennials, è un target estremamente interessante che tutti cercano di raggiungere. Ma come capirli?

Cominciamo dall’inizio.

Chi sono?

I Millennials sono la generazione del nuovo millennio (anche detta generazione Y) ed esattamente sono tutti coloro nati tra il 1980 e 2000, che hanno la caratteristica di essere la prima generazione al mondo ad essere nata nel mondo della comunicazione globale dove tutto è connesso e relazionato.

Come si comportano?

Acquistano low cost, diventano youtuber, si informano quasi esclusivamente sul web, addirittura anche solo tramite Twitter e Fb, di professione travel, food, fashion ecc. basta che sia blogger e instagrammer.

Se cercano un ristorante vanno sui social, perché il cibo condiviso sui social è più buono, postare foto delle vacanze (anche dopo mesi) fa sentire meno soli e accettati.

Sono nati in piena rivoluzione digitale ma vivono durante la più grande crisi economica dalla Depressione degli anni ’30. Sono i Millennials o Generazione Y.

E sono un target estremamente interessante per tutti coloro che si occupano di marketing.

Sono i consumatori 2.0: comprano, lo fanno online, sono consapevoli di quello che vogliono e come trovarlo. Un tempo era indispensabile avere qualcuno che ci aiutava a portare fino dentro casa le buste della spesa e le casse di acqua adesso basta essere abbonati ad Amazon Prime.

Sono sicuramente più individualisti, ma più insicuri su alcuni fronti, non è vero che siano poveri di linguaggio come ha scritto qualcuno, forse della generazione X (di cui faccio parte: questa è la generazione di chi è nato tra la seconda metà degli anni ’60 e i primi anni ’80 e influenzato nella sua crescita da eventi epocali come la Guerra in Vietnam). Noi siamo quelli con più apertura verso tutti i tipi di differenze (genere, razza, orientamento sessuale), anche se in alcuni della Generazione X questa tolleranza non la riscontro. Noi siamo stati la prima generazione ad essere cresciuta con i computer, siamo stati i primi a non sentirci a disagio con le nuove tecnologie. Siamo spesso ambiziosi, autosufficienti, più flessibili nel cambiamento di lavoro e, rispetto alla generazione precedente, tendiamo a “lavorare per vivere” e non a “vivere per lavorare”, come chi invece ci ha preceduto.

E loro, i millennials? perché se ne parla tanto?

Perché sono la categoria più studiata dal marketing. E allo stesso tempo la meno compresa nei suoi tratti essenziali: un mondo fluido e sfuggente. E di questo mondo cosiddetto fluido e sfuggente tutti cercano di capire come entrare per catturarne l’attenzione soprattutto di consumatori.

Proprio pochi giorni fa è stato tracciato un profilo “economico” sui millenials e sul loro modo di spendere denaro e risparmiare denaro. I millenials possiedono sia la quota più alta di liquidità (70%) che la più bassa di azioni (14%). Inoltre, mentre il 48% dei millennials sostiene che investire è importante, il 46% lo ritiene ancora troppo rischioso.

Perché tendono ad essere così avversi al rischio? La ragione potrebbe scaturire dall’ultima crisi finanziaria e dalla grave instabilità economica che i millennials hanno vissuto sulla propria pelle nell’ultimo decennio. E questi sono dati estremamente importanti per chi vuole catturare la loro attenzione.

Il mondo del vino finalmente inizia a capire che non si possono tralasciare certe piattaforme social, visto che molti acquisti partono proprio dall’interesse su queste realtà.

L’azienda Pasqua tempo fa ha presentato a Milano una ricerca su quelli che sono i trend di questo momento, come un’azienda li vive, ma soprattutto di che cosa stiamo parlando. Forte dell’esperienza sull’export e di come si muovono alcuni principali mercati come #USA #Giappone e quindi #Italia, Riccardo Pasqua ha evidenziato quali sono le Key words intorno alle quali ruotano i social network. Si tratta di parole come accessibilità e tipicità.

Secondo questa ricerca, voluta da Pasqua e condotta da Monica Fabris, presidente di Episteme, con accessibilità si intende la capacità di parlare al pubblico con

  • Facilità
  • Alleggerimento
  • Divertimento
  • Creando occasioni
  • Convivialità
  • Apertura
  • Curiosità e deresponsabilizzazione

Quindi l’essere accessibile si traduce in:

  • Piacere subito e a tutti: esperti, neofiti, curiosi
  • Essere leggero, meno alcolico (o darne l’impressione)
  • Abbinarsi a una cucina meno grassa, meno impegnativa, che usa più verdura
  • Essere riconoscibile e rassicurante
  • Assecondare, anche nel look, la voglia di socializzazione dei consumatori
  • Essere economicamente accessibile, convincente nel rapporto qualità/prezzo
  • Essere facilmente reperibile (direttamente in cantina, tramite e-commerce)

La tipicità apre la porta per poter parlare di

  • Tradizione e storie vere
  • Naturalità
  • Ambiente
  • Impegno
  • Coscienza etica
  • Biologico
  • Biodinamico
  • E non per ultimo il trend Vegano

E l’essere tipico si traduce in:

  • Alimento vivo, valori della naturalità, del salutismo (non a caso uno degli hashtag più seguito è #healthy e tutto ciò che lo circonda),

Che poi rimanda

  • All’equilibrio biologico e biodinamico
  • Alla valorizzazione dei vitigni autoctoni
  • Alla produzione di nicchia ma anche di marchi blasonati con linee dedicate
  • Al contatto diretto, risposta al bisogno di storie vere, esperienze di prima mano per un pubblico attento e sensibile, che punta a rapporti autentici di qualità

Ma tutto questo però come si traduce? Chi ne parla: le aziende? Il consumatore? L’esperto? L’influencer?

La risposta è ne parlano tutti, forse anche troppi, ma è qui che poi la differenza viene fuori, nella qualità, perché del mondo del vino, o ne sai e ne parli, oppure sei fuori. Ma sarà poi vero?

I social sono lo strumento più democratico di comunicazione che esista, tutti ne possono usufruire, tutti possono dir la loro. Come è successo in altri settori, non sono stati subito le multinazionali ad essere presenti in questo mondo, sono stati i piccoli, quelli che vedevano nei social l’unica opportunità di comunicazione. Anche nel vino ho iniziato prima a seguire piccoli produttori (per citarne alcuni su Instagram @belecasel e @cascinagaritina, tra gli antesignani della comunicazione social). Poi sono entrati i grandi, anche se la maggior parte dei grandi non hanno ancora capito che i social sono “personali”, per esempio non dico che deve esserci il Presidente del Gruppo Cevico a postare, anche se mi piacerebbe, ma i modi per renderlo esperenziale ci sono eccome.

Bello ad oggi è ad esempio il lavoro di Frescobaldi su Instagram eseguito da Garage Raw.

Così Luisa Calvo, la PR Manager, ha sintetizzato il progetto: c’era la necessità di raccontare le nostre sette tenute e i diversi territori ed è stato identificato Instagram come lo strumento più indicato per questo tipo di racconto, dal momento che porta alla “scoperta visiva” delle proprietà in maniera diretta, anche per chi non può venire a trovarci.

Occorreva costruire una Wine community che ci seguisse,

  • Non solo like
  • Innanzitutto commenti, che sono un forte segnale di partecipazione
  • Soprattutto iniziare a vedere foto delle nostre bottiglie sui profili dei nostri consumer
  • Inoltre comunicare il nostro senso di ospitalità.

Abbiamo chiesto a @GionataSmerghetto (anche lui millenials, lascia un posto in banca per seguire appieno la sua passione che si divide fra scatti e social, studiandone il fenomeno quasi come se la generazione Y non gli appartenga), uno dei Co-Founder di Garage Raw che segue il progetto Frescobaldi, di raccontare in poche battute cosa si deve dare alle aziende, in questo caso soprattutto come strategia.

Un’azienda deve sapersi collocare sui social e far parlare di sé sia con l’immagine che con le parole, creando contenuti (cosa che spesso manca sui profili Instagram).

Come?

Linguaggio smart nel racconto, fatto in maniera orizzontale dal pubblico che segue e racconta e in maniera verticale da influencer del settore.

Qualità delle immagini.

Cari produttori di vino, cosa aspettate a far capire, condividere con il mondo intero un’eccellenza come quella del vino che rientra nello stile italiano e abbraccia cultura, tradizione, emozione, territorio e scoperta?

Articolo postato su DoctorWine

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