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UN RITO CONVIVIALE, DA ASSAPORARE CON CURIOSITÀ. IL MONDO DEL VINO RACCONTATO DAI SOMMELIER ADUA VILLA E ALESSANDRO SCORSONE
di Silvia Del Vecchio

Che cos’è per voi Vinitaly?
[AV] È il momento in cui si concentrano tutte le novità del mercato, che vengono rivelate da narratori come noi.
[AS] Un appuntamento di fondamentale importanza, perché unisce i player del settore e offre la possibilità di degustare diverse etichette e confrontarsi con tutti gli attori della fi liera.

Come si fa a raccontarlo?
[AV] Per gli addetti ai lavori è una narrazione che dura un anno. Uscendo dall’ingresso Cangrande diVeronafiere, nei giorni della rassegna, ci si trovano già davanti alle date dell’edizione successiva. Ma
il bello è che l’evento fa da palcoscenico a bottiglie che si svelano ogni volta che vengono aperte.
[AS] Il Salone non si racconta, si vive. In modo totale, con passione e con la gioia di abbracciare i produttori, vere anime dell’appuntamento.

Quest’anno è il 50esimo, un anniversario importante?
[AV] È una fiera storica: accoglie più di quattromila espositori italiani e internazionali, è arricchita dall’eccellenza olivicola e agroalimentare di Enolitech e Sol&Agrifood, offre degustazioni top, seminari e ottimi assaggi all’interno delle
Cittadelle della gastronomia.
[AS] Sono poche le manifestazioni che arrivano a festeggiare le nozze d’oro, ma questa si presenta in gran forma. Poche rughe, di quelle che regalano fascino.

Il vino in un aggettivo?
[AV] Se ne usano tanti, troppi, alcuni incomprensibili ai più. Io vorrei che iniziassimo a usare la parola buono.
[AS] Emozionante.

È una cosa da uomini o da donne?
[AV] Nella descrizione sul mio profilo Instagram, Globetrottergourmet, cito: «Wine is not a beverage, it’s a lifestyle». Ognuno, in questo mondo così vasto, può trovare il proprio stile.
[AS] Diffi cile dirlo a priori, anche se alcune bottiglie piacciono in modo particolare all’universo femminile. Se poi si invita a cena Adua Villa, anche le etichette “maschili” crollano di fronte al suo fascino.

Quanto conta la cultura in questa manifestazione?
[AV] Verona è fra le cinque città italiane più visitate dagli stranieri e propone eventi che l’hanno resa unica, come il calendario dell’Arena e del Teatro Romano. La sua meravigliosa piazza delle Erbe diventa lo struscio per eccellenza
durante Vinitaly.
[AS] Siamo in Italia, appartiene al nostro codice genetico. L’evento ha saputo legare insieme tanti aspetti che hanno creato un brand riconosciuto nel mondo. In una città romantica per tradizione, poi, diventare wine lover è fi n troppo semplice.

Novità da non perdere quest’anno?
[AV] Dal 10 al 13 si anima il nuovo spazio del Prosecco Doc, nell’area H, fra libri, ricette e degustazioni a tema. Domenica 10, al padiglione 3, l’incontro Un rosso storico in chiave moderna e lunedì 11, nell’area C di Sol&Agrifood, 10 Luppoli.
Le bollicine rosé con la nuova nata del Birrifi cio Angelo Poretti, dall’anima sparkling.
[AS] L’agenda è già rovente. Dal perlage del Franciacorta a quello del Trento Doc, deliziando il palato con bianchi che stupiscono anche per la loro longevità e sognando i grandi rossi che il mondo ci invidia. Verso l’abbinamento perfetto, che magari non esiste ma che noi continuiamo a cercare.

Che cosa ritenete fondamentale, oggi, per il wine world?
[AV] Per fortuna si sta andando verso una comunicazione sempre più pop, semplice e diretta. Non dobbiamo mai dimenticare che il vino è soprattutto sinonimo di convivialità.
[AS] Avvicinarsi a un calice con la purezza del fanciullino pascoliano, senza perdersi nei meandri di un tecnicismo spesso sterile e controproducente. Bere consapevolmente signifi ca curiosità di conoscere e divulgare le mille storie che gli imprenditori raccontano quando, orgogliosamente, ci offrono un bicchiere.

È dura la vita del sommelier?
[AV] Ogni bottiglia è a sé: può far innamorare, lasciare indifferenti o addirittura aspirare a una seconda opportunità dopo qualche anno.
È un mestiere che presuppone passione e resistenza.
[AS] I calici non stancano mai, ma occorre essere allenati sia fi sicamente che mentalmente. L’augurio per tutti è vivere la professione senza troppa cerebralità, lasciandosi trasportare dalla piacevolezza e
dall’eleganza del palato, con amici vecchi e nuovi.

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